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Peach Bellini alcoholic cocktail drink with prosecco, cava, or sparkling wine with peach puree, syrup and ice, dark bar counter background, copy space
Oltre ad un classico bicchiere di Prosecco freddo e liscio, il Bellini è un altro buonissimo modo per servire le bollicine italiane. C’è in più solo un pizzico di colore rosa dato dalla purea di pesche aggiunta alla bevanda, un tocco di frutta che esalta i sapori freschi e succosi del vino.
Ma da dove proviene davvero questo aperitivo? E chi dobbiamo veramente ringraziare per averlo portato nella nostra vita? Facciamo un tuffo e andiamo alle origini di questo famoso cocktail…
Il nostro viaggio indietro nel tempo ci riporterebbe ad un cocktail bar negli anni 80 a New York, posto dove alcune persone presumono che la bevanda sia stata inventata. E invece no, dobbiamo riportare indietro l’orologio tra il 1934 e il 1948 e dirigerci verso l’Harry’s Bar, appena fuori dal Canal Grande di Venezia.
Il fondatore, Giuseppe Cipriani, era ossessionato dalle pesche e suo figlio, Arrigo Cipriani, ha rivelato nel suo libro Harry’s Bar: The Life and Times of the Legendary Venice Landmark: “Le pesche sono abbondanti in tutta Italia da giugno a settembre, e mio padre aveva una predilezione per i bianchi. Tanto che, in effetti, continuava a chiedersi se c’era un modo per trasformare questa fragranza magica in una bevanda che poteva offrire all’Harry’s Bar.
“Ha sperimentato il cocktail frullando piccole pesche bianche e aggiungendo del Prosecco. Coloro che lo hanno assaggiato gli hanno dato recensioni davvero entusiasmanti. Decise così di proporlo nel suo bar e di chiamarlo Bellini e da quel giorno il drink rosa divenne parte della cultura dell’Harry’s Bar. ”
La bevanda prese il posto d’onore quando la famiglia Cipriani aprì il ristorante Harry Cipriani a New York nel 1985, e il resto della storia amorosa del mondo con il Bellini iniziò proprio da qui.
Ricordiamo che l’italiano Harry’s Bar era frequentato da Ernest Hemingway, Orson Welles e Truman Capote ed è stato persino dichiarato un punto di riferimento nazionale dal Ministero degli Affari Culturali italiano nel 2001. Chi sapeva che un cocktail rosa avrebbe potuto essere così influente?Il nome fu ispirato dai dipinti dell’artista rinascimentale veneziano del XV secolo, Giovanni Bellini. Infatti il colore rosato del tramonto che presenta il cocktail si trova in molti dei suoi dipinti.
Anche il colore dell‘alba e del tramonto, è anche ciò che ha ispirato Cipriani a dare il nome alla bevanda. Il figlio di Cipriani afferma: ”all’epoca non avevo idea che il bagliore rosa che mio padre aveva tanto ammirato durante l’alba, o ammirare dei dipinti di Bellini sarebbero stati l’ispirazione per il suo famoso cocktail.”
Originariamente il Bellini non era una bevanda per tutto l’anno ed era in realtà stagionale, poiché le pesche erano disponibili solo per quattro mesi in estate. Figuratevi che all’Harry’s Bar c’era del personale che aveva il solo compito di sbucciare e frullare i frutti a mano! Ma più tardi, un imprenditore francese ha scoperto come congelare la purea di pesche bianche e ha fatto fortuna con questa scoperta. Ed è per questo che possiamo avere Bellini tutto l’anno.
Il classico Bellini è, come sappiamo, una purea di pesche bianche realizzata con due parti di Prosecco e servita in un bicchiere di Champagne. Ma ci sono altre varianti sul tema della frutta fresca. Un Puccini sostituisce la purea di pesche con succo di mandarino. Un Rossini usa purea di fragole e un Tintoretto usa succo di melograno. Alcuni bar in Italia servono anche un Baby Bellini, che è purea di pesca con acqua frizzante. Uno cocktail adatto ai giovani fan del Bellini!
Cin Cin!




